Filosofia che vive,  Speciali

I QUATTRO TEMPI

22/04/2020: Dalla distentio animi allo spazio-tempo virtuale

Potremmo definire il confinamento come una velocità, un rapporto spazio/tempo che rallenta. O meglio, come una funzione inversamente proporzionale in cui al diminuire dello spazio in cui siamo confinati la sensazione del tempo che si dilata aumenta. 

Tra le varie attività che occupano la mia giornata di quarantena “tipo” ogni tanto trova spazio anche la meditazione, questo misterioso e quasi esoterico viaggio nel silenzio del proprio vuoto interiore. Impresa alquanto ardua, poiché anche la più banale preoccupazione quotidiana (cosa mangerò oggi a pranzo?) ne impedisce la riuscita. E infatti non ho alcuna presunzione di affermare di esserci giunta. Semplicemente mi sono decisa a mettermi in viaggio.

In questa progressiva immersione nel mio intimo più profondo per ritrovare il mio centro più autentico, mi sono così ritrovata immersa in una dimensione spazio temporale completamente capovolta.

Nell’infinitesimamente piccolo il tempo si svela incommensurabilmente dilatato. Esso scorre lento, pigro, quasi immobile. E in questo spazio temporale illimitato vi sono nascosti germogli invisibili di creazione, semi che si sono posati e che si nutrono nel silenzio di questo vuoto. È il tempo spirituale della crescita interiore, il tempo che serve alla nostra vocazione per maturare e affermarsi nella consapevolezza, la poesia della distentio animi di cui parla Sant’Agostino nelle sue Confessioni.

L’aspetto più difficile è però accettare questo tempo. Un tempo che ha un ritmo diverso per ognuno di noi e che è spesso in totale contrapposizione con la velocità del tempo del mondo. Come nel mio caso. 

Fino a pochi giorni fa attribuivo l’ansia che sovente mi sorprende con il suo fastidioso solletico nell’incavo sotto lo sterno, alle troppe faccende da sbrigare, all’eccessiva iperattività, alla fatica psico-fisica, alla mancanza di time management.

Il riprendere contatto con il mio tempo interiore mi ha permesso così di individuare la causa primaria di cui le prime non sono che ramificazioni e nuances: la contraddizione tra il mio tempo e il tempo del mondo, tra la mia velocità intima e la velocità del mondo, tra un bisogno interiore di profondità e la richiesta esterna di quantità, tra contenuto vero e forma apparente.

Ma riconoscere e accettare di amare la profondità, di avere bisogno di tempo, di andare più lenta del mondo, e forse troppo lenta, fa male.

Significa accettare la fear of missing out per non più subirla, significa accettare di essere “fuori tempo”. E anche volendo accelerare il proprio ritmo per renderlo più adeguato alle richieste della società, ciò non è possibile se non al caro prezzo di tradire se stessi e cadere nel circolo vizioso del compromesso tra profondità e velocità che a lungo andare finirebbe con il generare in noi solo rabbia e frustrazione. 

Da questa presa di coscienza intuitiva ho poi sviluppato una riflessione sui quattro tempi più uno: due appartenenti alla persona; due al mondo; il più uno all’universo.

Appartengono alla persona:

  • il tempo del vuoto interiore in generale il più dilatato e concentrato in un infinitesimo di spazio ben celato in ognuno di noi.
  • il tempo fisiologico del nostro corpo, dei suoi ritmi biologici di fatica e riposo , e che rischia il burn out se troppo maltrattato. 

Appartengono invece allo spazio del mondo:

  • il tempo della società (ritmi lavorativi, incombenze determinate dalla convivenza, divertissement)
  • il tempo di internet, in cui lo spazio si dilata al suo massimo e la velocità istantanea di un clik ci permette di essere virtualmente e immediatamente ovunque. 

Per quanto concerne il quarto tempo più uno che ho attribuito all’universo mi limito a dire che appartiene alle stelle, alle galassie, e a altri mondi, a altre vite, a altre persone. E lascio a chi più competente in materia l’incarico di proseguire.

Più lo spazio aumenta più l’istante tempo diventa infinitesimale. Più lo spazio si riduce, più il tempo si dilata. Fino al mistero ultimo celato nel più profondo di noi dove spazio e tempo si confondono perdendosi in un grande e vasto vuoto di silenzio.

Distentio animi.

©Eleonora Filippi

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