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Covid-19 : VERO o FALSO?

Una decina di giorni fa ho seguito un interessante dibattito mandato in onda su ARTE, canale televisivo franco-tedesco, a proposito del legame che sembra instaurarsi tra Covid-19 e teorie del complotto antisistema e populiste[1]. Per quali ragioni esse riscuotono una così grande adesione di pubblico? 

Una teoria del complotto permette di offrire una visione del mondo semplice e immediata, e può alimentarsi al punto tale da diventare un’importante arma politica antisistema. Nasce da un’esigenza di emancipazione per fuggire il sistema dominante diventato troppo complesso e contradditorio per una comprensione univoca.

Storicamente le teorie complottiste si nutrono del sistema ma non hanno un vero interesse a rovesciarlo. Con l’ascesa alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump nel 2017 abbiamo però assistito a un cambio di tendenza: l’antisistema complottista generato dalla proliferazione incontrollata delle fake news si è imposto al sistema tradizionalmente al potere. 

D’altro canto la diffusione esponenziale dei cosiddetti “fatti alternativi” complica ulteriormente la dicotomia Verità – Falsità.

Fin dall’Antichità, i filosofi si interrogano sulla natura del Vero dandone diverse definizioni: il Bene ; l’Utile ; ciò che è conforme alla norma del fatto ; ciò che può essere scientificamente dimostrato ; l’esperienza vissuta. 

In una società, la nostra, che tende sempre più verso un relativismo individuale e personale, richiamiamo alla memoria la risposta data da Clemenceau alla domanda che gli fu posta relativamente alle responsabilità nello scoppio della prima guerra mondiale:

«Secondo voi, cosa diranno gli storici un giorno su questo punto?»

«Non lo so, ma so per certo che non diranno che il Belgio ha invaso la Germania.» 

Il fatto storico oggettivo si oppone così al concetto di fatto alternativo che sembrerebbe donare a ciascuno il diritto di deformare la Verità secondo il proprio modo di sentire (esperienza) o di piegarla nella direzione che gli conviene (utile).

Tra Vero e Falso troviamo così uno vasto spettro di sfumature che mescolano gradi di verità e falsità differenti dove anche il politico talvolta mente e dove anche lo scienziato talvolta può sbagliare. 

Se da un lato si assiste dunque a una perdita di fiducia nello Stato, le istituzioni, la Scienza; dall’altro le fake news dilagano su internet e sui social, diventando terreno fertile del complottismo.   

Al contempo le cifre mostrano che una falsa informazione che circola in rete è ben più redditizia che una vera. Studi investigativi rivelano che, se occorrono due ore per verificare la veridicità di una notizia, ne servono ben 14 per smentire una falsa affermazione. Di conseguenza, i clic raccolti da quest’ultima incrementano un flusso di dati – e di euro ! – ben maggiore rispetto a quello generato dalla verità. 

Il complottismo si erge così come un valido scudo contro un mondo che diviene sempre più complicato poiché propone ai suoi adepti una spiegazione semplice e immediata che si basa su tre evidenze: 

  • Unicità di causa
  • Identificazione chiara dei responsabili
  • Analisi manichea semplicista e netta che oppone i buoni e i cattivi.

Ma dunque, come poter fare per opporsi? Come parlarne con qualcuno che aderisce a queste teorie? E se si tratta di un nostro parente o amico?

Senza negare la sua visione del mondo – che può assumere i tratti di cieca credenza e nutrire propositi populisti e antisistema, dobbiamo rispondergli.

Secondo l’opinione degli invitati alla trasmissione (un giornalista investigativo esperto in fake news, una filosofa e una storica), ad oggi, abbiamo lasciato le persone parlarne fin troppo, le abbiamo troppo ascoltate senza mai veramente opporvisi: «Non abbiamo saputo mantenerci abbastanza saldi, non siamo stati in grado di riaffermare con forza i nostri valori, chi noi siamo». Gli interlocutori concordano dunque sulla necessità di ritrovare una sorta di “postura antifascista”[2] che abbia il coraggio di combattere frontalmente dicendo ad alta voce “io non sono d’accordo con te” e che possa rispondere alle provocazioni con fatti oggettivi e argomentazioni solide. 

Lucie Aubrac l’aveva ben detto: «Il verbo resistere deve sempre coniugarsi al presente». 

©Eleonora Filippi 


[1] https://www.arte.tv/fr/videos/103696-037-A/28-minutes/

[2] L’antifascismo nella sua accezione più larga, può interdersi anche come un’attitudine più generale volta a opporsi ad ogni forma di populismo.

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