I miei racconti,  Speciali

RITORNARE BAMBINA

1° maggio 2020

Ancora dieci giorni di quarantena, non so se reggerò. Juliette è una conchiglia di saggezza ma il mio bisogno di gioventù cresce di giorno in giorno. 

Dall’inizio del confinamento il mio obiettivo consiste nel restare il più possibile ancorata al presente evitando qualsiasi proiezione nel futuro. A ciò si aggiunge ora l’esigenza urgente di ritrovare in me la bambina che sono stata.

Un viso tondo, la frangetta un po’ storta, il taglio degli occhi leggermente a mandorla. Uno sguardo nocciola vivo e vispo, un sorriso birichino. 

La foto di quell’Eleonora bambina appesa in casa di mia nonna è là e mi guarda da un riflesso di ricordi. La voce di mia nonna risuona: «T’eri bela là. Qando moro, ven a prendertela. L’è tua!». Me lo ripete ogni qual volta vado a pranzo da lei.

Ritrovo quel nodo d’ansia che freme sotto le mie costole e che mi fa il solletico. Cerco di sostituirlo con quel volto di bimba dallo sguardo birichino che ride. 

“Ridi”, le dico, “ridi. Ridi più che puoi”. Come se fosse una danza, un canto.

“Gioca, piccola Eleonora”, le dico “Gioca”.

Barbie appare. L’universo femminile che ha dominato la mia infanzia e che a lungo è stato privato della presenza maschile. Quanti pianti pur di convincere mia madre a comperarmi un Ken per il mio compleanno! 

Poi, come per incanto, come succede nelle favole, il principe è arrivato a salvare le sue principesse. Avevo 10 anni. Un Ken “taroccato” (come lo chiamavamo mia sorella ed io con un leggero disprezzo per il fatto che non fosse originale e perché aveva la testa che ruotava in continuazione) e un Ken cinese, le charmant generale Shang. E benché ora la ragione sappia che non esistono né principi né principesse, nel più profondo di me quel volto birichino di bimba lo attende ancora e spera che un giorno arriverà per portarla via. 

Per una strana coincidenza qualche giorno prima di questo mio “ritorno all’infanzia”, un compagno di teatro lanciava su facebook un sondaggio sugli incubi e le paure dei bimbi che gli sarebbe servito come base per lavorare su un ruolo. Questi i tre quesiti:

  • Immaginavate anche voi di avere un mostro nascosto sotto il letto? 
  • Come si presentava (aspetto, voce, carattere,…)?
  • Fino a quando questa paura vi ha accompagnato?

Mi sorprendo nel rispondere che per me «era la strega della Bella Addormentata.

Ogni qual volta che appariva sullo schermo, io e mia sorella ci nascondevamo dietro i cuscini del divano. E la sera, una volta a letto, posizionavo numerosi animali di peluche sull’impercettibile fessura che separava il mio letto dalla parete del muro. Il tutto per impedire che il respiro della strega potesse addormentarmi per sempre.

Abbracciavo poi forte il mio enorme elefantone rosa e mi addormentavo. Così, se anche la strega fosse arrivata, non avrebbe trovato posto nel mio letto. A malapena ci stavo io! Mi immaginavo la sua voce rauca, profonda, nera, un alito da fumo, tosse, una risata rumorosa e grossolana.

Non saprei dire con esattezza quando se ne sia andata, forse quando compresi che non esistono né principi, né principesse, né tantomeno streghe. Ma confesso che ancora oggi dormo con un piccolo leoncino al mio fianco».

Questa mattina mi sono così risvegliata con una grande voglia di cartoni Disney. La canzone “Come vorrei” della Sirenetta già in eco nelle mie orecchie. Che sia lo strascico di questi ricordi dell’infanzia che da qualche giorno mi sovvengono alla memoria? Il volto tondo e regolare dagli occhi a mandorla di quella che fu una volta Eleonora è là.

Ritornare bambina, riscoprirsi bambina. E perché no? Forse è l’unico modo per non prendersi troppo sul serio, continuare a vivere il più possibile nel presente, re-inventarsi il quotidiano giocando con il confinamento. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *